Gli alberi notevoli di Milano sono raramente medievali: la città si è ricostruita troppe volte perché il legno vecchio sopravvivesse per caso. Qui è durato quello che un'istituzione ha registrato (la coppia di ginkgo dell'università, arrivata dalla Cina nel 1775), quello che un quartiere ha difeso (una paulonia che un comitato di Brera ha salvato da un progetto edilizio nel 2016), o quello che un parco ha conservato cambiando mestiere (un ippodromo diventato nel 1919 scuola all'aperto per bambini malati, con le sue querce). Ventidue alberi, e quasi ognuno deve la sopravvivenza a una decisione umana precisa.
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Il Sacerdote
Cipresso calvo (Taxodium distichum) · circa 156 anni · Porta Venezia
Per anni i giardinieri del parco di Porta Venezia hanno chiamato metasequoia questo albero, sbagliando genere, finché qualcuno non è andato a controllare davvero. È un cipresso calvo, uno dei primi mai piantati a Milano, originario delle paludi del Sud degli Stati Uniti e di nessuna parte d'Italia, e una delle pochissime conifere al mondo che perde gli aghi per l'inverno, il tratto che alla specie è valso il nome inglese. Alto circa 35 metri, con un tronco di 6,2 metri di circonferenza, cresce sul bordo del laghetto artificiale dentro i Giardini Pubblici Indro Montanelli, il parco pubblico più antico di Milano, aperto nel 1784 su un terreno che un duca asburgico cedette perché fossero i detenuti a sistemarlo. Altri cipressi dividono con lui questo tratto d'acqua, ma è il più alto e il più largo di tutto il gruppo, ed è il motivo per cui lo scrittore e studioso di foreste Tiziano Fratus lo ha soprannominato Il Sacerdote: d'inverno i rami spogli si aprono come una veste. Le radici, come quelle di ogni cipresso calvo in terreno bagnato, spingono fuori dal pelo dell'acqua ginocchia legnose per respirare, e i visitatori le scambiano spesso per ceppi. Con i suoi 156 anni circa precede il rifacimento ottocentesco all'inglese del parco, ed è sopravvissuto allo zoo che occupava questi stessi prati, smantellato nel 1992.
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Platano di Indro
Platano comune (Platanus x acerifolia) · età non documentata, probabilmente 100-240 anni · Porta Venezia
Il platano più grande di Milano non cresce tanto in altezza quanto di lato, in tutte le direzioni insieme. Porta il nome di Indro Montanelli, il giornalista a cui il parco è stato intitolato nel 2002, e sta a una cinquantina di metri dalla sua statua, con un tronco di 8,36 metri di circonferenza, il più largo fra tutti i platani della città. La base è bassa, irregolare, profondamente scanalata, e si divide quasi a livello del terreno in almeno cinque branche principali, ognuna grossa abbastanza da poter essere un tronco a sé. L'effetto, secondo gli agronomi che lo hanno esaminato, somiglia più a un vaso tenuto aperto che alla colonna dritta in cui quasi tutti i platani si trasformano. Nessun documento di impianto è sopravvissuto, cosa normale per un parco ridisegnato due volte dal 1784 e catalogato albero per albero solo di recente, quindi l'età si può soltanto dedurre dalla circonferenza: da qualche parte nel suo secondo secolo, forse nel terzo. Quello che è documentato è chi ci abita. I parrocchetti dal collare, specie sfuggita dalle gabbie e ormai nidificante in tutta Milano, occupano le cavità in alto nella chioma e aggiungono lampi di verde tropicale a un albero già troppo disordinato per sembrare curato. Chi insegue la statua per una fotografia quasi mai alza lo sguardo su quello che le sta sopra.
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Photo: Sordelli (CC BY-SA 4.0)
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Bagolaro dei Giardini Montanelli
Bagolaro (Celtis australis) · circa 164 anni · Porta Venezia
A Milano questa specie si chiama spaccasassi, per radici abbastanza forti da sollevare la pavimentazione, e questo bagolaro ha avuto oltre un secolo e mezzo per mettere alla prova la fama contro i vialetti del parco pubblico più antico della città. Alto 27 metri, con un tronco di 4,24 metri di circonferenza, è uno dei sette alberi che il Comune ha riconosciuto formalmente come monumentali dentro i Giardini Pubblici Indro Montanelli, e divide quello status con il platano e con il cipresso calvo che stanno a pochi passi. Celtis australis è spontaneo in tutto il Mediterraneo e nell'Ottocento a Milano fu piantato ovunque per lo stesso motivo per cui oggi prospera: non lo disturba quasi niente, né la fuliggine, né la siccità, né il terreno compattato sotto un parco attraversato da decine di migliaia di persone alla settimana. I suoi frutti piccoli e scuri, simili a ciliegie minuscole, maturano in autunno e attirano i merli più che le persone, che in genere passano accanto a un albero privo della drammaticità visibile dei suoi vicini più contorti. Il registro italiano degli alberi monumentali fissa la sua età a 164 anni, calcolata dai dati di accrescimento e non da un documento di impianto sopravvissuto, ed è l'unica cifra che una fonte dia: qui è trattata come una stima e non come un fatto acquisito.
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Photo: codrin_bucur (CC BY 4.0)
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Il Ginkgo dell'Orto Botanico di Brera
Ginkgo (Ginkgo biloba) · circa 235-251 anni · Brera
Dietro il cortile di Palazzo Brera cresce una coppia di alberi più vecchia dell'idea stessa di Italia: un ginkgo maschio e uno femmina, piantati insieme nel 1775, quando il nuovo orto botanico dell'imperatrice Maria Teresa aveva appena un anno, nati da semi portati direttamente dalla Cina meno di vent'anni dopo che la specie era arrivata in Europa. Ginkgo biloba viene spesso chiamato fossile vivente, sostanzialmente immutato da oltre 200 milioni di anni e unico superstite di una famiglia che cresceva accanto ai dinosauri; con quel metro questa coppia è poco più di una piantina, ma con un'età fra i 235 e i 251 anni, a seconda che si dia retta al calcolo sugli anelli di accrescimento o al documento di impianto del giardino, sono gli alberi documentati più antichi di Milano con ampio margine. Nel marzo 2026 l'università ha celebrato il loro duecentocinquantesimo anniversario con un convegno pubblico costruito interamente attorno ai due alberi. Ogni novembre le foglie a ventaglio virano a un oro uniforme e cadono nel giro di pochi giorni invece di sbiadire gradualmente, tappezzando per poco tempo le aiuole intorno. L'ingresso al giardino è gratuito, cosa rara fra i luoghi più antichi di Milano, in fondo a un cortile in cui quasi nessun visitatore della Pinacoteca accanto pensa di entrare.
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Photo: Fontema (CC BY-SA 3.0)
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La Catalpa della Guastalla
Catalpa (Catalpa bignonioides) · circa 136 anni · Guastalla
Il giardino pubblico più antico di Milano, tracciato nel 1555 per una contessa che non visse abbastanza da vederlo finito, tiene il suo albero più strano dietro una peschiera barocca che nessuno si aspetta di trovare in mezzo alla città. Questa catalpa, specie nordamericana importata in Europa per il fogliame ornamentale e non per un uso pratico, ha passato circa 136 anni a torcersi invece di crescere dritta, al punto che gli agronomi descrivono il suo tronco di 3,5 metri come qualcosa di più vicino a una scultura vegetale che a un normale albero da ombra. Ogni giugno la chioma si riempie di fiori bianchi screziati come orchidee, in dense pannocchie erette, seguiti dai baccelli lunghi e sottili che alla specie sono valsi il soprannome americano di albero dei sigari. I Giardini della Guastalla precedono quasi tutto il resto di questa lista: fondati da Ludovica Torelli, contessa di Guastalla, come giardino del collegio femminile che finanziava, sono diventati uno dei primi parchi milanesi aperti a tutti, quattro secoli dopo la sua morte. Con poco più di 12.000 metri quadri è uno dei giardini più piccoli della lista e uno dei più facili da superare senza accorgersene, a qualche strada dal policlinico invece che davanti a una piazza importante.
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Photo: Saggittarius A (CC BY-SA 4.0)
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La Quercia Rossa di Piazza XXIV Maggio
Quercia rossa (Quercus rubra) · circa 131 anni · Porta Ticinese
Questa quercia cresceva già in un vivaio americano mentre Milano stava ancora decidendo cosa fare del sito di una delle sue sei porte storiche. Giunio Capè fece arrivare la pianta in Piazza XXIV Maggio alla fine della Prima guerra mondiale e la mise a dimora nel 1924 in memoria del figlio Giuseppe, alpino che dalla guerra tornò, e degli alpini che non tornarono. Un secolo dopo la quercia sfiora i 20 metri di altezza con un tronco di poco meno di 5 metri di circonferenza, sostenuta dal 2019 da un discreto esoscheletro d'acciaio che una carpenteria bergamasca ha costruito per reggere una chioma cresciuta oltre la propria struttura. Quercus rubra è originaria del Nord America orientale e in ottobre e novembre vira a un rosso profondo, quasi ossidato, il colore che dà il nome alla specie e, per qualche settimana l'anno, l'unico rosso vero in una piazza più nota per le arcate daziarie ottocentesche della vecchia Porta Ticinese alle sue spalle. La stampa milanese la chiama a volte l'albero più antico della città; non lo è, diversi alberi di questa lista sono più vecchi, ma è forse l'unico di cui siano documentate insieme la data esatta di impianto e la ragione per cui sta lì.
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Photo: Carlo Dell'Orto (CC BY-SA 4.0)
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La Quercia Rossa del Trotter
Quercia rossa (Quercus rubra) · circa 85 anni · Trotter, Municipio 2
Questa quercia cresce su un ippodromo che ha smesso di correre un secolo fa ed è diventato una scuola. Il Parco Trotter prende il nome dalla Società del Trotter, che qui organizzò corse al trotto dall'Ottocento fino al trasferimento della pista a San Siro nel 1924; quando la società fallì, il Comune di Milano comprò l'ovale abbandonato e a partire dal 1919 lo trasformò nella Casa del Sole, una scuola all'aperto di 128.000 metri quadri per bambini malati di tubercolosi e di altre patologie croniche, costruita sulla convinzione che aria e spazio fossero essi stessi una cura. La forma ad anello della vecchia pista definisce ancora oggi i vialetti del parco, tagliati da un unico viale dritto di platani. Questa quercia rossa, piantata non molto dopo l'apertura della scuola, arriva oggi a circa 40 metri, più alta di qualsiasi altro albero di questa lista, con un tronco di 4,3 metri di circonferenza, lungo Via Giacosa vicino alla vecchia cappella del parco. La scuola non ha mai chiuso del tutto. I bambini fanno ancora lezione su questi terreni, ed è il motivo per cui il parco tiene orari insoliti, aperto al pubblico solo fuori dall'orario scolastico e gratuito ogni giorno in cui apre.
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La Paulonia di Via Madonnina
Paulonia (Paulownia tomentosa) · oltre 65 anni, età esatta non documentata · Brera
L'albero più fotografato di Milano cresce su un ritaglio triangolare di terreno dove stava un edificio, finché le bombe alleate non lo abbatterono durante la Seconda guerra mondiale. All'angolo fra Via Madonnina e Via San Carpoforo non fu ricostruito niente, e in qualche momento dei decenni successivi una paulonia attecchì nel vuoto, su una terra per cui nessuno aveva un piano particolare. Negli anni Dieci di questo secolo il lotto era diventato tutt'altro: probabilmente l'albero più fotografato della città, secondo la stampa locale, con i suoi fiori lilla ormai fissi in ogni guida primaverile al quartiere di Brera. Quella popolarità è l'unico motivo per cui è ancora in piedi. Un operatore immobiliare aveva il diritto di costruire una piccola palazzina residenziale sul lotto triangolare, e solo una campagna insistente degli abitanti di Brera, che formarono un comitato apposta per salvare l'albero, convinse il Comune di Milano ad acquisire i 155 metri quadri nel 2016 in cambio di un'area più grande altrove in città. La paulonia è sopravvissuta al temporale violento del luglio 2023 che sradicò un vecchio fico che le cresceva accanto. Nessuno studio scientifico l'ha mai datata con precisione; i residenti la descrivono come vecchia di oltre 65 anni, cresciuta da sola e non piantata da qualcuno con un progetto.
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Photo: Alberto Panzani (CC BY-SA 4.0)
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La Pianta di Affori
Platano comune (Platanus x acerifolia) · 187 anni secondo l'analisi dendrocronologica; la tradizione locale ne rivendica oltre 250 · Affori, Municipio 9
Ogni milanese di Affori conosce questo albero semplicemente come la Pianta, come se non ce ne fossero altre, e la leggenda locale vuole che Napoleone sia il motivo per cui sta lì: piantata, si dice, in onore di una nobildonna milanese di cui si era invaghito durante la campagna d'Italia, attorno al 1800. I carotaggi del 2013, quando una squadra di restauro perforò il tronco per verificarne la salute, raccontano una storia più modesta: gli anelli di accrescimento davano allora all'albero circa 187 anni, molto più vicino agli anni Venti dell'Ottocento che alle guerre napoleoniche. Questa pagina riporta entrambe le cifre, perché nessuna delle due si può smentire del tutto e il campione prelevato è la prova più solida. Quello che non è in discussione è l'albero: un platano di 20 metri con un tronco di oltre 2 metri di diametro, all'angolo fra Viale Affori e Via Astesani da prima che il quartiere intorno esistesse come qualcosa di diverso da campagna. Un gufo ha nidificato una volta in una cavità sul lato occidentale; il ricordo è segnato oggi da una piccola scultura lignea di gufo alla base del tronco. Una staffa metallica più in alto, usata un tempo per far passare il cavo elettrico fra i rami, è una traccia rara di come Milano cablava le sue periferie prima che a qualcuno venisse in mente di proteggere l'albero che reggeva il peso.
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Photo: Carlodell (CC BY-SA 4.0)
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Il Noce del Caucaso di Parco Sempione
Noce del Caucaso (Pterocarya fraxinifolia) · età non documentata · Sempione
Questo noce cresce quasi in orizzontale sopra l'acqua, con i rami bassi piegati così avanti verso il laghetto del Parco Sempione che in zona si scherza dicendo che sta cercando di bere. Pterocarya fraxinifolia è originaria del Caucaso e dell'Iran settentrionale, una specie di zona umida che prospera su suolo costantemente bagnato, esattamente la condizione che trova sul bordo del lago artificiale accanto al Ponte delle Sirenette, la passerella spostata qui nel 1930 quando il canale che attraversava altrove in Milano fu interrato. Il tronco misura 4,35 metri di circonferenza e l'albero arriva a 18 metri, e il registro italiano degli alberi monumentali lo indica, insieme a un secondo esemplare che sta 1,6 chilometri più in là ai Giardini Montanelli, come il noce del Caucaso più vecchio della città, anche se nessuna fonte dà a nessuno dei due un'età esatta o una data di impianto. Le foglie composte, di forma simile a quelle del frassino, virano a un oro caldo in ottobre e novembre insieme ai cipressi calvi piantati sulla stessa riva, e per qualche settimana fanno del bordo del laghetto il colore autunnale migliore di tutto il parco. Chi punta al Castello Sforzesco o alla Triennale quasi mai fa i cento metri in più fino all'acqua dove cresce.
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Il Noce del Caucaso dell'Orto Botanico di Brera
Noce del Caucaso (Pterocarya fraxinifolia) · oltre 80 anni, età esatta non documentata · Brera
Gli alberi famosi di questo giardino sono i due ginkgo del 1775, e non è nessuno dei due quello che lo Stato ha deciso di proteggere. L'onore è andato a un noce del Caucaso in fondo all'arboreto, dichiarato albero monumentale d'Italia l'11 febbraio 2025, il primo dell'Orto Botanico di Brera a portare quel riconoscimento, arrivato nell'anno in cui il giardino compiva 250 anni. Pterocarya fraxinifolia viene dalle foreste fra il Mar Nero e l'Iran settentrionale, dove cresce su terreni troppo bagnati per quasi tutte le latifoglie, e a Milano si comporta come si comporta a casa sua: invece di una colonna pulita spinge i rami di lato in una cupola verde e bassa, con un apparato radicale ampio quanto la chioma. Il registro nazionale misura il tronco in 4,7 metri di circonferenza e l'albero in 29 metri, il che ne fa il più alto dei tre noci del Caucaso del centro di Milano e l'unico su terreno universitario. La sua età non è mai stata stabilita né con il conteggio degli anelli né con un documento di impianto; l'università dice oltre ottant'anni, che è un minimo più che una cifra. D'estate appende da ogni ramo catene di semi alati verdi lunghe mezzo metro, il dettaglio che dà il nome al genere, dal greco ala e noce.
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Photo: Sordelli (CC BY-SA 3.0)
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Il Platano della Biodiversità
Platano comune (Platanus x acerifolia) · età non documentata, probabilmente 100-180 anni · Porta Venezia
Milano ha scelto un platano in questo parco e ha cominciato a contare cosa ci vive sopra. La scheda comunale lo chiama semplicemente Platano VTA 43474, ed è stato inserito in un ciclo di ricerca che misura quanta biodiversità porta un singolo albero urbano nella chioma e sulla corteccia: i coleotteri, i licheni, i muschi, i ragni e gli uccelli che trattano trenta metri di platano come un indirizzo. La risposta, in una città con 170.000 alberi fra strade e parchi, si è rivelata essere molta, ed è il motivo per cui un albero senza nessuna leggenda attaccata ha oggi una pagina municipale tutta sua. È alto circa 30 metri su un tronco di 1,6 metri di diametro, e le sue radici fanno quello che i platani fanno spesso su suolo compattato: invece di scendere, si allargano piatte sulla superficie della zolla come cera versata. Il Comune ha costruito una staccionata bassa di legno attorno alla base solo per tenerci lontani i mezzi di servizio. Le sue branche principali si innestano sul tronco ad angoli stretti e deboli, così invece di accorciarle gli agronomi le hanno ancorate al fusto con dei cavi. Quasi nessuno di chi percorre il vialetto nota la staccionata o i cavi, che è esattamente lo scopo di entrambi.
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Photo: Sordelli (CC BY-SA 4.0)
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Il Noce del Caucaso dei Giardini Montanelli
Noce del Caucaso (Pterocarya fraxinifolia) · età non documentata, fra i più vecchi della sua specie a Milano · Porta Venezia
Milano ha tre noci del Caucaso per cui vale la pena attraversare la città, e questo è il più largo: 5,5 metri di circonferenza, contro i 4,7 dell'orto botanico di Brera e i 4,35 dell'esemplare più noto, quello inclinato sul laghetto del Parco Sempione. Gli agronomi del Comune accostano questo albero a quello di Sempione come i due più vecchi della loro specie in città, che è la cosa più vicina a una data che qualcuno abbia messo su entrambi. È un albero tozzo, largo e basso più che alto, venti metri al massimo, perché Pterocarya fraxinifolia spende la crescita in larghezza e in polloni: lasciata stare, butta fuori nuovi getti dalla base finché un albero solo si legge come un boschetto. Le foglie composte simili a quelle del frassino, lunghe a volte 60 centimetri, virano al giallo burro a fine ottobre. La specie arrivò nei giardini europei dal Caucaso e dall'Iran settentrionale nei primi anni Ottanta del Settecento, riportata da un botanico francese che l'aveva trovata nelle foreste umide a sud del Caspio, e Milano la piantò nei parchi per lo stesso motivo per cui piantò il cipresso calvo: attorno all'acqua ornamentale servivano alberi che non facessero i difficili con i piedi bagnati. Percorrendo il bordo occidentale dei giardini verso Via Manin è quello largo e a più fusti che nessuno fotografa.
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Il Platano del Giardino Bazlen
Platano comune (Platanus x acerifolia) · età non documentata, probabilmente 120-200 anni · Porta Romana
Il giardino porta il nome dei due uomini che hanno inventato Adelphi, e l'albero è l'unica cosa lì dentro più vecchia della casa editrice. Roberto Bazlen e Luciano Foa fondarono Adelphi Edizioni a Milano nel 1962; il piccolo quadrato verde che si apre su Corso di Porta Romana e porta i loro nomi è oggi soprattutto un'area giochi per bambini, e questo platano è l'ultimo albero grande rimasto in piedi. A un certo punto gli è stata tolta la cima, cosa che gli ha portato via metri di altezza e lo ha lasciato più tozzo di quanto dovrebbe essere, ma il tronco misura ancora 1,95 metri di diametro, largo abbastanza da far disporre tutta l'area giochi attorno alla base. Il Comune è netto su cosa succede adesso. Funghi cariogeni hanno colonizzato il tronco e non si possono togliere, quindi l'albero viene controllato al colletto e a ogni inserzione dei rami, e la pagina municipale dichiara apertamente che sarà mantenuto finché la sua presenza non creerà un problema di sicurezza sopra l'area giochi sottostante. È una frase insolitamente onesta da pubblicare su un monumento, ed è il motivo per andarci adesso e non un giorno qualsiasi. I platani sopportano l'aria di Milano meglio di quasi ogni altra specie, ed è così che questo è sopravvissuto a ogni altro albero grande del suo isolato.
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Il Platano Siamese di Villa Litta
Platano comune (Platanus x acerifolia) · età non documentata, piantato con il parco settecentesco della villa · Affori, Municipio 9
Due platani sono cresciuti qui abbastanza vicini da smettere di essere due. Le radici si sono saldate, poi parte dei tronchi, poi le chiome si sono intrecciate, e il risultato è catalogato dal Comune come un albero solo, Platano VTA 9595, soprannominato il Siamese. Arriva a 34 metri, e il motivo per cui il Comune lo protegge ha meno a che fare con la taglia che con chi ci abita. Colonie di parrocchetti dal collare e di storni nidificano nelle sue cavità, i corvi tengono un nido nella chioma, e fino a pochi anni fa la grande cavità del tronco nord ospitava un allocco di Lapponia, un uccello il cui areale naturale è la foresta boreale fra Lapponia e Siberia. I picchi perforano il fusto per le larve che arrivano con il durame in decomposizione, e quei fori sono anche il segno più chiaro di cosa sta succedendo dentro: il Comune scrive che l'albero è alla fine del suo ciclo biologico, con la carie interna avanzata e la stabilità peggiorata, e che i pesanti cavi d'acciaio che legano insieme i due tronchi sono stati sostituiti di recente. Sta a 300 metri dalla Pianta di Affori, in un parco che la famiglia Litta tracciò nella seconda metà del Settecento, e conviene andarci prima piuttosto che poi.
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Il Platano di Piazza Sant'Ambrogio
Platano comune (Platanus x acerifolia) · età non documentata, probabilmente 100-180 anni · Sant'Ambrogio
Questo platano è entrato nel registro nazionale degli alberi monumentali nel novembre 2025, il che ne fa uno degli alberi protetti più recenti d'Italia e uno dei più alti di Milano. Misura 34 metri su un tronco di 4,2 metri di circonferenza, nella piazza davanti alla Basilica di Sant'Ambrogio. Regione Lombardia lo ha annunciato in un gruppo di 48 nuove iscrizioni che ha portato il totale regionale a 476 esemplari riconosciuti.
La sua età non è mai stata pubblicata. Il registro nazionale italiano riporta circonferenza e altezza e non ha un campo per gli anni, e nessun documento comunale o indagine giornalistica ha colmato il vuoto, quindi l'unico appiglio onesto è la taglia. Un platano comune di questa circonferenza a Milano sta di solito nel suo secondo secolo, e l'intervallo dato qui è esattamente quello: una stima letta su un metro, non un documento.
Quello che gli sta sotto è invece datato all'anno. La basilica alle sue spalle fu fondata nel 379 da Ambrogio in persona, e l'edificio basso di mattoni con due torri diseguali che si vede oggi è la ricostruzione dell'XI e XII secolo. Contro quell'orologio l'albero è un nuovo arrivato. Contro qualunque altro è vecchio.
È anche l'albero più fotografato per sbaglio della città, sullo sfondo della foto che tutti fanno alla chiesa, mentre è il motivo per cui la piazza ha un po' d'ombra.
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Il Platano di Viale Cervantes
Platano comune (Platanus x acerifolia) · età non documentata, probabilmente 90-160 anni · Sempione
Il Parco Sempione è il parco più percorso di Milano, e questo albero è entrato nel registro nazionale degli alberi monumentali soltanto nel novembre 2025. Sta su Viale Cervantes, alto 33 metri, su un tronco di 3,9 metri di circonferenza, uno dei 48 alberi lombardi designati in un unico annuncio che ha portato la regione oltre i 476 esemplari protetti.
La sua età non risulta da nessuna parte. Il registro italiano elenca circonferenza e altezza e lascia in bianco gli anni, e nessuna indagine locale ha mai datato questo esemplare, quindi le due misure prese sul posto sono le uniche cifre che lo descrivano onestamente: 390 centimetri di circonferenza, 33 metri di altezza. Tutto il resto è deduzione dalla taglia, e deduzione è la parola giusta.
Dove sta è più interessante di quanto misura. Viale Cervantes attraversa il parco fra il Castello Sforzesco da una parte e l'Arco della Pace dall'altra, il che ne fa un percorso più che una destinazione, e quasi tutti quelli che ci passano stanno andando altrove. Lo stesso viale porta il noce del Caucaso che si sporge basso sopra il laghetto del parco, così vicino che i due sono una sola breve camminata. Insieme fanno di questo tratto la parte di Sempione per cui vale la pena rallentare, che non è il modo in cui la usa quasi nessuno. Sono 33 metri di motivo per fermarsi.
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Il Platano dei 34 Metri ai Giardini Montanelli
Platano comune (Platanus x acerifolia) · età non documentata, probabilmente 110-190 anni · Porta Venezia
A seconda del documento a cui si dà retta, questo è o uno dei due alberi più alti di Milano o semplicemente uno dei più alti. L'indagine del Giorno sugli alberi monumentali della città indica in 34 metri l'altezza massima raggiunta da una pianta a Milano e nomina due platani che ci arrivano, uno a Villa Litta e questo, dalle parti di via Palestro. Il registro nazionale italiano elenca separatamente un platano di Villa Litta a 43 metri. Il primato è conteso, e vale la pena dirlo invece di scegliere una parte.
La misura di questo albero invece non è contesa: 475 centimetri di circonferenza, 34 metri di altezza. L'età è vuota. Il registro nazionale non ha un campo per gli anni e nessun giornale o scheda comunale l'ha datato, quindi circonferenza e altezza sono le uniche cifre oneste.
Non è nemmeno l'albero famoso di questi giardini. Quello è il platano dal tronco di 8,36 metri, cresciuto in larghezza in cinque branche invece che verso l'alto. Questo ha fatto l'opposto. Ha un secondo platano registrato lì vicino a 32 metri, più un cipresso calvo, un bagolaro e un noce del Caucaso: sei alberi monumentali da registro dentro la stessa cancellata, in un parco tracciato per la prima volta nel 1784.
Nessuno si ferma per questo, perché in compagnia simile essere il più alto non è vistoso. Guardate in alto invece che il tronco.
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L'Arcidiavolo di Villa Marietti Radice Fossati
Bagolaro (Celtis australis) · non documentata · Villapizzone
La pagina del Comune dedicata a questo bagolaro lo chiama arcidiavolo, per una leggenda popolare che attribuiva le sue foglie uncinate a Lucifero, che secondo il racconto portò giù la specie dal cielo stretta fra gli artigli. L'elenco comunale degli alberi monumentali è di solito parecchio più asciutto di così.
L'albero sta nel parco di Villa Marietti Radice Fossati, a Villapizzone, a nord-ovest del centro. Alla villa diede carattere rurale la famiglia Radice Fossati; poi negli anni Settanta cadde in rovina, e a tirarla fuori fu una piccola comunità sperimentale di padri gesuiti. Il Comune di Milano ne è diventato proprietario nel 1993 e ha confermato alla comunità il comodato degli edifici, che da allora sono abitati. Gli edifici quindi sono la casa di qualcuno e il parco intorno no, e il Comune dice chiaramente che, con la discrezione dovuta a un luogo abitato, si può varcare il cancello e visitare il parco.
Il tronco misura 4,2 metri di circonferenza e la chioma si allarga per oltre 20 metri, gettando ombra su circa 200 metri quadri secondo i conti del Comune. Radici, struttura e stato vegetativo risultano tutti buoni, e niente agli atti dice che l'albero abbia mai avuto bisogno di interventi. Nessuno ne ha pubblicato l'età, solo quella circonferenza, fra le maggiori della specie in tutta Milano.
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Il Platano di Viale Montesanto
Platano comune (Platanus x acerifolia) · non documentata · Porta Nuova
Un'indagine giornalistica sugli alberi monumentali di Milano fissò una volta il tetto della città a 34 metri. Il registro nazionale italiano non è d'accordo in più punti, e questo platano è uno di quelli: 38 metri, cresciuto a un numero civico invece che in un parco.
Sta davanti a Viale Montesanto 4/6, sull'anello di viali che segue la linea delle mura spagnole cinquecentesche di Milano, nel tratto fra Porta Garibaldi e i Giardini Montanelli. Il registro dà il tronco a 5,25 metri di circonferenza. Il platano celebre della città, il Platano di Indro ai Giardini Montanelli, ne porta 8,36 e li ha spesi andando di lato in cinque branche. Questo aveva un marciapiede, una strada e una fila di facciate, quindi è andato in su.
Nessuno ne ha pubblicato l'età. Il registro nazionale riporta circonferenza e altezza e non tiene un campo per gli anni, e nessuna scheda comunale o indagine locale ha colmato il vuoto per questo albero in particolare, quindi il metro è l'unica prova che esista. Se sapete quando è stato piantato questo tratto di viale, ditecelo e lo scriveremo.
Non c'è cancello e non c'è orario di apertura. Si cammina sul marciapiede fino al numero 4 e si guarda in su finché la chioma non si chiude sopra la strada.
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Il Platano di Piazzale Libia
Platano comune (Platanus x acerifolia) · non documentata · Porta Romana
I platani più noti di Milano si fermano a 34 metri. Questo arriva a 35, ed è piantato in mezzo a una piazza di traffico.
Piazzale Libia sta circa un chilometro fuori da Porta Romana, a sud-est della città, un incrocio abbastanza largo da aver tenuto al centro lo spazio per un albero di questa taglia. Il registro nazionale italiano degli alberi monumentali indica il platano a 35 metri su un tronco di 4 metri di circonferenza. È più alto della scheda che lo stesso registro dedica al platano davanti alla Basilica di Sant'Ambrogio, ed è più alto di quello dei Giardini Montanelli che un'indagine locale ha messo fra le piante più alte di Milano.
I platani di strada quasi mai ne hanno l'occasione. In tutta Italia vengono capitozzati a ciclo per liberare i fili e i balconi, e un platano a cui è stata tolta la cima non torna a un'altezza simile. Qualunque cosa gli sia stata fatta, a questo la chioma non l'ha tolta nessuno.
La sua età non è registrata da nessuna parte. Il registro nazionale misura circonferenza e altezza e si ferma lì, e nessun altro documento nomina questo albero, quindi gli anni semplicemente mancano. Chi sa quando è stata piantata la piazza può colmare la lacuna per noi.
Niente da pagare e niente da aprire. Si attraversa col semaforo, ci si mette sotto, e si prova a capire quanto cielo sta reggendo.
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Il Platano di Viale Vittorio Veneto
Platano comune (Platanus x acerifolia) · non documentata · Porta Venezia / Bastioni
Nel 2018 girava voce a Milano che il grande platano di Viale Vittorio Veneto, cresciuto nello spartitraffico dell'ex linea tranviaria vicino a Porta Venezia, si fosse seccato e fosse stato abbattuto. Probabilmente non è questo. L'albero abbattuto misurava circa tre metri di circonferenza; questo, ancora in piedi allo stesso indirizzo, ne misura 5,70, quasi il doppio, un divario troppo grande per essere lo stesso tronco ricordato male. Il registro lo indica tra i platani più grandi della città per circonferenza, alto 36 metri.
Viale Vittorio Veneto corre lungo i Bastioni, il viale costruito sopra le antiche mura spagnole di Milano dopo la loro demolizione, a trecento metri dai platani e dai monumenti dei Giardini Indro Montanelli. Nessuna fonte oltre al registro nomina questo albero in particolare, quindi la sua età e la sua storia specifica restano sconosciute.
Cresce come albero di strada sul viale pubblico, visibile a qualsiasi ora, senza cancelli né biglietti. Se sapete qualcosa sulla sua messa a dimora, o sull'albero che è stato davvero abbattuto qui nel 2018, fatecelo sapere.
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